SU “L’INCONTRO”, il periodico fondato 70 anni fa da Bruno Segre e ora diretto da Beniamino Bonardi una recensione di Elisa Amadori dell’ultimo libro di Diego zandel “Apologia della lettura – Riflessioni di un bibliofilo incallito” edito da Historica e in vendita su Fenicebookstore.

 

Zandel e i libri: una lunga storia

“Galeotto fu il libro”: io e Zandel ci siamo conosciuti diversi anni fa proprio grazie a un libro, il suo I testimoni muti. Dovevo partecipare a un convegno a Trieste dedicato alla Letteratura giuliano-dalmata, così, documentandomi, sono incappata in questa opera e nel sito di Diego, che offriva l’occasione di poter avere con lui un contatto diretto. Abbiamo fissato la data per un’intervista e, intimorita ma fiduciosa, mi sono quindi recata a casa dello scrittore. Subito rimasi folgorata dalla quantità di libri da cui eravamo circondati: librerie ovunque, strabordanti! Da lì è nata una collaborazione e un’amicizia che durano tuttora. Il presente aneddoto, tramite la rievocazione della nostra conoscenza nata per un libro e alimentata dai libri, ha proprio la funzione di proiettarci nell’humus dell’opera appena pubblicata da Historica. Apologia della lettura è una sorta di zibaldone di pensieri, che ripercorre le tappe di una lunga storia d’amore, quella con i libri, chiave per fare luce sui diversi aspetti della poetica e della vita dell’autore: si passa dall’iniziazione giovanile con il colpo di fulmine verso alcuni autori, tra gli altri Hemingway, all’ingordigia del sentimento causa dell’accumulo frenetico di libri su libri fino alla consapevolezza della maturità, basata su idee ben chiare circa gli interessi prioritari. Svetta la letteratura realista a discapito di quella fantasy o fantascientifica: la Storia dei Balcani, dell’Istria e della Dalmazia si intrecciano indissolubilmente al vissuto di Diego, che fornisce al riguardo ottimi consigli di lettura.

Quello con il libro è un rapporto carnale: si contempla la relazione di necessità con le opere legate alla professione di recensore e editor accanto alle letture di piacere, che godono di un trattamento privilegiato, da vere amanti. Lo stesso scrittore ci invita a una tale antropomorfizzazione dell’oggetto libro nell’accostare più di una volta la pratica della lettura a quella amorosa.

Uno dei capitoli più sentiti è sicuramente Leggere per guarire e amare, che non può fare a meno di richiamarmi alla memoria le parole di Volfango, figlio di Mario Soldati – autore su cui ho effettuato uno studio edito proprio grazie alla collaborazione con Diego – riportate nell’articolo de laRepubblica.it del 27 giugno 2006, Il doppio volto di mio padre: «Ho sempre sperato che papà mi dicesse si fa così. Ma lui, ad ogni richiesta d’aiuto, mi offriva testi letterari. Ero in crisi con la ragazza? Mi offriva Leopardi. Lasciavo il lavoro? […] mi fa sgridare da Saba».

Il dialogo interattivo con gli autori cui fa riferimento Volfango è lo stesso praticato da Zandel, si legga a proposito il seguente passo tratto da Apologia della lettura: «A letto non potrei spegnere la luce senza un ultimo colloquio con un autore. In questo momento, mi addormento leggendo un vecchio libro dello scrittore inglese Christopher Isherwood, una testimonianza della sua conversione all’induismo Vedanta, raccontata però con uno spirito di fondo molto laico. Da esso traggo una frase che ho sottolineato e che trovo di grande pertinenza. “Ogni istante della mia vita cosciente aveva racchiuso in sé questo enigma: ‘A che serve la vita’? E la sua risposta è: ‘A imparare la vita’”. Naturalmente, non bastano i libri. Ma sono una buona chiave per aiutarti a decifrarla».

La lettura dunque come chiave di conoscenza di sé e del mondo: questo è il messaggio dell’opera di Zandel, che ben si sposa con una delle mie citazioni preferite, tratta da Alzaia di Erri De Luca:

«Cerco nei libri la lettera, anche solo la frase che è stata scritta per me e che perciò sottolineo, ricopio, estraggo e porto via. Non mi basta che il libro sia avvincente, celebrato, né che sia un classico: se non sono anch’io un pezzo dell’idiota di Dostoevskij, la mia lettura è vana. Perché il libro, anche il sacro, appartiene a chi lo legge e non per il diritto ottenuto con l’acquisto. Perché ogni lettore pretende che in un rotolo di libro ci sia qualcosa scritto su di lui».

Non lasciamoci quindi sfuggire Apologia della lettura per conoscere meglio non solo l’autore Diego Zandel, ma soprattutto noi stessi e il nostro rapporto con i libri: una guida attraverso i meandri del mondo della lettura che potrà arricchire ed allietare, considerato anche il periodare intimo e scorrevole, le nostre vacanze!

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