A TU PER TU CON ERNEST HEMINGWAY

A TU PER TU CON ERNEST HEMINGWAY

INTERVISTA A ENRICO MALIZIA, AUTORE DEL LIBRO “A CORTINA CON HEMINGWAY”, EDITO DA SARPI, I CUI LIBRI SARANNO PROSSIMAMENTE IN VENDITA SU FENICEBOOKSTORE

di Hilde Ponti

 

Il lettore che si sta accostando al libro: “A Cortina con Hemingway”, deve sapere che sta immettendosi in un’atmosfera alquanto particolare. Infatti, la narrazione pur ruotando intorno alla figura di Hemingway, non è una biografia simile a quelle pubblicate negli anni. L’autore Enrico Malizia, violando deliberatamente i contorni del documento storico, muove passi verso un affascinante viaggio nella realtà interiore di un personaggio di un certo calibro: il grande scrittore e l’uomo Hemingway sono indagati oltre lo spazio geografico-temporale.

Lo spunto è dato da un evento fortunato: gli incontri a Cortina, Parigi e Pamplona, tra Enrico Malizia, allora giovanissimo laureando in medicina e lo scrittore americano, ormai maturo, Ernest Hemingway, che con i suoi romanzi aveva già fatto sognare più generazioni. Si scopre così una fonte di energia mentale, del medico umanista Enrico Malizia, uomo di conoscenza enciclopedica, vasta cultura e memoria quasi da Pico della Mirandola. Insomma, si coglie nell’insieme una lezione unica, parlando di un mito e delle leggende da sfatare, impedendo nel bene e nel male che prevalga il dubbio sullo scrittore e sull’uomo Ernest Hemingway.

E proprio per tutelare l’Autentico, conoscere meglio quegli incontri speciali, abbiamo intervistato Enrico Malizia.

 Quale è stata la spinta a scrivere un libro su Ernest Hemingway? 

Ho avuto la fortuna di conoscere Ernest Hemingway a Cortina, nel marzo del 1949, riprendendo altri colloqui a Venezia, Pamplona e Parigi. Inoltre, con le sue ultime due mogli, Martha Gellhorn e Mary Welsch, ho mantenuto rapporti di amicizia. Leggendo le biografie ho notato che ero in possesso di alcuni importanti particolari inediti. Pertanto alla fine del 2017, ho ritenuto opportuno – essendo più libero – di raccontare la mia esperienza raccolta ne’: “A Cortina con Hemingway” – Sarpiarte Editore, presentando il libro il 21 luglio, presso l’Auditorium dell’Argonne National Laboratories, a Oak Park (Illinois), sua città natale, in occasione del centoventesimo Anniversario della nascita. Ciò premesso, esporrò una parte delle esperienze che sfatano e rafforzano il mito.

 Che rapporto aveva con le donne Hemingway? 

Hemingway affermava di essere sempre favorevole al matrimonio; tanto da essere stato sempre un uomo sposato, eccetto pochi mesi – dalla fine del 1943 al giugno del 1944 – quando sua moglie Martha chiese il divorzio che non poté essere delibato, essendo ella non raggiungibile, in quanto corrispondente di guerra su vari fronti. Lo scrittore ha sempre sostenuto la parità di genere, solo da un punto di vista sessuale, non per altri diritti; proprio su questo argomento Virginia Woolf pur riconoscendogli la sua posizione, lo classificò “uomo padrone”, nella recensione sul New York Times Books, per il libro: “Uomini senza donne”. Comunque, lo scrittore ebbe anche cinque innamoramenti importanti, al di fuori dei matrimoni: Agnes Kurowski, l’infermiera che lo assistette nell’ospedale della Crocerossa americana, a Milano, che rifiutò di sposarlo ed è la protagonista di: “Addio alle armi”. Jane Mason, descritta come lady Britt Ashley, in: “Il sole sorge ancora”; fu legato a lei a Parigi, per sei mesi, nel 1922, a Madrid e a New York nel 19321933, fino al tentato suicidio della donna. Il terzo amore fu incarnato dalla giovane Adriana Ivancich, a Venezia, poi all’Avana, dal 1948 al 1955 ed è la Renata di “Oltre il fiume e tra gli alberi”. Nel 1957 fino al 1958, allacciò una relazione con Ava Gardner, desiderosa di apprendere la tauromachia, compagna di bevute smodate nei locali di Madrid. A Pamplona, nel 1958, incontrò la mite Valerie Danby-Smith che lo seguì – come segretaria – fino all’ultimo ricovero nel 1961, pochi mesi prima del suicidio. Poi restò a fianco della moglie Mary, sodalizio molto chiacchierato.

Come si rapportava con la scrittura Hemingway?

Hemingway sin dall’infanzia ha dimostrato grande passione per la scrittura che esercitava con enorme abilità. Ben si sa che è stato un grande giornalista fino alla fine, il che gli ha consentito di conoscere molti protagonisti della prima metà del secolo scorso; a tal proposito gli domandai, chi lo avesse maggiormente impressionato. Rispose che: “nel male Benito Mussolini aveva il primato”. Al primo incontro nel 1922 a Milano, il giudizio non era così negativo, ma tale divenne nel 1923, quando Mussolini partecipò come Presidente del Consiglio italiano alla Conferenza di Pace di Losanna e per tutta la vita lo considerò: “la più grande menzogna del secolo”. Altri Capi di Stato negativi furono Hitler e Francisco Franco. “Apprezzai, invece, il presidente Theodore Roosevelt, per il suo coraggio nella Guerra di Liberazione di Cuba. Lloyd George, primo ministro della Gran Bretagna, in quanto cercò di aiutare i tedeschi e i russi vilipesi dalla Pace di Versailles; Lev Trotskij, per il suo spirito internazionale. E Fidel Castro per aver ridato dignità e morale ai cubani”. Come scrittore cavalcò tutte le forme letterarie, dalla poesia, ai racconti, dai drammi teatrali ai romanzi, in cui ha eccelso. I suoi maestri americani furono Melville e Jack London, con i quali condivise la passione per i viaggi e avventure. Per omaggiarli li imitò: recandosi nel 1930 quasi in pellegrinaggio, alle Isole Marchesi e in Polinesia.  Il suo stile va classificato come objective writing, incisivo e diretto, con largo uso di dialoghi e descrizioni della natura. Una volta, ebbe a paragonarsi a chi riteneva fossero i migliori scrittori dell’inizio del Novecento: Marcel Proust, il cui stile era definito da Hemingway subjective and involontary memorial e James Joyce, ritenuto capace di trasporre un testo classico epico e ambientarlo alla realtà piccolo-borghese irlandese, del suo tempo.

Quali erano le sue idee, e i legami con la sua famiglia? 

Raccontava di essere un convinto sostenitore della famiglia, non secondo i canoni cristiani o borghesi, bensì di quella allargata, come anche Pablo Picasso. I figli di madri diverse, trovava opportuno convivessero insieme, proprio come aveva fatto la quarta moglie Mary nel 1947, ristrutturando i locali alla Finca Vigía nel quartiere San Francisco de Paula all’Avana, per ospitare sia il figlio John -detto Bumby – sia Patrick e Gregory con le rispettive famiglie. I bambini potevano giocare insieme nel piazzale, tra il residence e l’abitazione del nonno, che poteva osservarli dalla finestra del suo studio al piano terra. Mary me ne parlò a Cortina, orgogliosa di aver rallegrato il suo agnellino, come era solita chiamare affettuosamente Ernest.

Eventi che hanno segnato la vita di Hemingway si possono segnalare?

Ricordando altri colloqui con Hemingway a Cortina, gli domandai quali dei molteplici eventi ai quali aveva partecipato, avesse maggiormente inciso sulla sua vita. Senza alcuna esitazione parlò della Grande Guerra sul fronte italiano – dal 6 giugno al 9 luglio 1918. Non tanto perché fu ferito gravemente in trincea a Fossalta del Piave, quanto perché l’esperienza gli procurò una radicale trasformazione: da sostenitore dell’eroismo trasmesso dagli ideali di Theodore Roosevelt, rafforzato dalle sue letture romantiche – si era arruolato volontario per la liberazione di popolazioni italiane oppresse dall’Impero Austro-Ungarico – a anti-eroe con netta avversione alla guerra, un comportamento che assimila ne’: “Lost generation”, esemplificato nel romanzo “Il sole sorge ancora”, l’opera da me preferita, sia per la parte concettuale, sia per la qualità della scrittura e dei dialoghi; invece Hemingway considerava: “Per chi suona la campana” il suo capolavoro.

Secondo lei, qual è stata la causa del declino mentale e del suicidio di Hemingway? 

. Un evento che fu preceduto da frequenti allucinazioni, gravi crisi depressive e violenti episodi maniacali, tutti regrediti in breve tempo, con terapia sintomatica e amorevole assistenza. Durante la festa per il suo sessantesimo compleanno, il 21 luglio 1959, Hemingway ebbe un forte attacco maniacale, seguito da grave crisi depressiva, sedata il giorno dopo. Comunque, la famiglia decise di far praticare una terapia radicale, considerato che lo scrittore era affetto da psicosi maniaco-depressiva eredo-familiare e da dipendenza all’alcol. La consulenza psichiatrica stabilì di ricorrere alla terapia con elettroshock, da praticarsi in casa di cura. Nel 1960 fu sottoposto a un ciclo di dieci elettroshock, presso la clinica Mayo, a Rochester, nel Minnesota, che ebbe scarsi risultati. Fu quindi deciso di ripeterla nel 1961, aggiungendo di alloggiarlo in completo isolamento, in una stanza senza mobili pesanti a pareti imbottite. Venne dimesso con la diagnosi di completa guarigione clinica, con irreparabili danni alla memoria. Rientrò alla casa di Sun Valley a Ketchum (Idaho) apparentemente tranquillo, ma persuaso di porre fine a un’esistenza senza speranza di guarigione e priva del suo grande patrimonio di ricordi. Agì con scaltrezza e perseveranza. Dopo il tentato suicidio, andato a vuoto per il tempestivo intervento del medico, favorito da una dimenticanza della moglie, si impadronì della chiave dell’armadietto, dove era riposto il suo fucile con le munizioni. Con freddezza, attese il momento opportuno in cui era solo, aprì l’armadietto, prese il fucile, lo caricò, appoggiò la canna in bocca e sparò. Concludendo, reputo che la causa del suicidio sia da riferirsi agli elettroshock, che gli causarono la perdita totale della memoria, elemento essenziale per consentirgli di vivere ancora.

Professor Enrico Malizia, A Cortina con Hemingway come conclude?

Nell’ultimo capitolo ho descritto le caratteristiche fisiche e particolarmente quelle psichiche, dell’uomo e dello scrittore Hemingway, cercando di analizzarle e investigarle, al fine di fornire al lettore una conoscenza approfondita, quale io ho potuto ricavare dagli incontri che ho vissuto e che adesso ho voluto narrare.

 

 

Nota su Enrico Malizia

Enrico Malizia, clinico e tossicologo di fama internazionale, Professore emerito della Università La Sapienza  di Roma e di quella di Philadelphia. Fondatore e Direttore del Centro antiveleni di Roma, Consigliere Medico-Scientifico della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Insignito della medaglia d’oro del Presidente della Repubblica quale benemerito della cultura, educazione, scienza e arte nel 2001, nonché di quella alla carriera nel 2011. Medaglia d’oro del Ministero della Sanità per l’attività scientifica e professionale. E’ stato insignito di tre lauree honoris causa (Buenos Aires, Gent in Belgio, e Seton Hall in New Jersey in USA). Autore di oltre 350 pubblicazioni scientifiche, di 4 trattati medici, di 22 monografie medico-scientifiche (9 in inglese). L’attività intellettiva di Enrico Malizia non ha riguardato solo la medicina clinica e scientifica, si è estesa in maniera articolata anche alla cultura, arricchendo l’innata abilità di conferenziere, saggista e scrittore.   Ne sono originati significativi contributi alla Storia, Filosofia, e Critica Artistica, approfondendo anche il culto delle Tradizioni e dei misteri,  delle leggende e del fantastico. La sua esplicazione produttiva va dalla radio alla televisione, alle conferenze, alla carta stampata: giornali e libri. Ha pubblicato 19 volumi, ottenendo lusinghieri successi, suggellati da critiche favorevoli. Tra le opere più significative, va ricordato: Il viaggio fantastico di Hyeronymus Bosch; Hyeronymus Bosch, Pittore insigne nel crepuscolo del Medioevo; Ricettario delle Streghe; A tavola con le streghe (con Hilde Ponti – due volumi tradotti in più lingue), e altri titoli, fino:    A Cortina con Hemingway.

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