CONFINE ORIENTALE: DI TRAGEDIA IN TRAGEDIA

CONFINE ORIENTALE: DI TRAGEDIA IN TRAGEDIA

CONFINE ORIENTALE: DI TRAGEDIA IN TRAGEDIA

di ANTONIO CANTRIDA

“La tragedia del confine orientale” di Giorgio Giannini, edito da LuoghInteriori, è un saggio che cerca di far chiarezza su quanto accaduto sul confine orientale d’Italia, ovvero in Istria e a Fiume, nel corso del secolo scorso. A riguardo c’è in effetti molta confusione, pertanto il libro si rivela utile perché affronta le tragedie che hanno contraddistinto quelle terre. La prima con l’italianizzazione forzata della popolazione di origine slava, la seconda con il tentativo genocida di Tito che ha fatto pagare a persone innocenti il fio di una colpa che era solo del regime fascista, non certo della popolazione di etnia italiana che da secoli aveva convissuto su quelle terre con le popolazioni slave, frequentemente dando vita a famiglie miste.

In questo senso, il sottotitolo del libro richiama i temi che tratta al suo interno, ovvero l’italianizzazione degli Slavi, le foibe, l’esodo giuliano-dalmata. Dove questi ultimi due tragici eventi credo che siano commisuratamente molto più gravi rispetto al primo, in quanto parliamo di un tipo di ritorsioni così violente e inumane come quelle di gettare persone vive nei crepacci del Carso chiamati foibe, che, come ha scritto recentemente Claudio Magris sul penultimo numero de La Lettura, “Alla fine della Seconda guerra mondiale Tito e il suo esercito – l’unico a essersi liberato sul campo dall’occupazione nazista- vennero non a liberare, come ancora si scrive in alcuni libri di storia italiani, ma a occupare Trieste e l’Istria – lasciando ancora una settimana Zagabria in mano ai tedeschi – e a combattere ferocemente non solo e non tanto fascisti e nazisti, ma anche soprattutto la Resistenza democratica, presentando con gli interessi il conto delle violenze antislave subite in passato, in un clima di odio e di terrore – si pensi alle foibe.”

Un aspetto questo che spesso viene un po’ troppo minimizzato, preferendo puntare per lo più sulle malefatte degli italiani, anche se hanno avuto – si pensi all’esodo giuliano-dalmata – proporzioni prima mai avvenute nella storia di quelle terre. Esodo generato dalla violenza di gente che non si definiva nazionalista come i fascismo, ma liberatori, portatori di una società migliore, propagandando una ideologia di liberazione dell’uomo. Si è vista poi quale.

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