“DOPPIA MORTE AL GOVERNO VECCHIO” DELL’INDIMENTICABILE UGO MORETTI

“DOPPIA MORTE AL GOVERNO VECCHIO” DELL’INDIMENTICABILE UGO MORETTI

IL GIALLO, DAL QUALE FU TRATTO UN FAMOSO FILM CON MARCELLO MASTROIANNI, PETER USTINOV, URSULA ANDRESS E AGOSTINA BELLI, IN VENDITA SU FENICEBOOKSTORE

di BENEDETTA de VITO

C’è in “Doppia morte al Governo vecchio” di Ugo Moretti tutto il gusto saporito della letteratura, nelle parole scelte con il lumino acceso, nelle figure tratteggiate appena e che risultano allegramente in respiro, nella simpatica ricerca dei tratti maniacali, buffi, assurdi che tutti, chi più chi meno, abbiamo e che riescono a far emergere dalla persona una personalità e a scolpire così i personaggi. C’è profumo di scrittura raffinata, insomma, in questo piccolo giallo – che è anche un classico – di uno scrittore di razza e critico d’arte, vissuto a Roma e che è benissimo descritto nella toccante prefazione di Diego Zandel “Il mio amico Ugo Moretti” che invito il lettore a leggere in santa pace, gustandone la sincerità. Sì, una vera amicizia, quella tra Diego e Ugo, che ho potuto, ai tempi, testimoniare con gli occhi e registrare nel cuore.

Leggere Moretti equivale a perdersi in una Roma sparita tra i vicoli dei Rioni del centro dove vivevano – e forse oggi un poco meno – tutti insieme in giostra papalina, nobili e lestofanti, i Meo Patacca di ieri, prostitute, verduraie, piccoli intriganti, truffatori e altra varia umanità. E tutti quanti si fanno vivi in queste pagine, come scrivevo, al punto tale che vien voglia di guardare la trasposizione cinematografica del libro che vede protagonista, cioè il poliziotto Dindo (Armando, come vuole sua moglie Adriana) Baldassarre, nientemeno che Marcello Mastroianni. Dindo, poliziotto sognatore e pittore, è un tipo bislacco, che vive in sofferenza il matrimonio e con gioia la raccolta di corpi del reato – coltelli, accette, “serci” e compagnia cantando – che è chiamato a conservare per il ministero. Mastroianni convince, ma forse è meglio spegnere il film e lavorare di fantasia, lasciando che le pagine di Moretti ne costruiscano uno tutto vostro…

Così, scorrendo le pagine vive del romanzo, la fantasia rincorre e accende di vita vera il Topo, robivecchi a Campo de’ Fiori, e par di vederlo, furtivo, aggirarsi tra Piazza Farnese e Via Giulia. E poi Granatina, detta Tritri, che si trucca “con ingredienti casalinghi, anilina di quaderni, carbonella, farina, ed era già una squisitezza vederla”. E Romolo, lo stagnaro, belloccio, e uno dei cadaveri, insieme con quello del Principe.  E mi fermo qui. L’intreccio, va da sé, non lo racconto, ma scrivo di seguito, tanto per capire Dino (e anche Ugo…), il pensiero di Lao Tse che mulinava in testa a Dindo quando doveva compiere il suo fatale errore, da cui tutto prende inizio: “Se vedi un uomo in difficoltà, aiutalo prima che te lo chieda e allontanati prima che ti ringrazi. Soltanto così avrai compiuto il tuo dovere”.

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