I MITI CLASSICI IN CINQUANTA, SPLENDIDE ISTANTANEE

I MITI CLASSICI IN CINQUANTA, SPLENDIDE ISTANTANEE

“Peccatori sconfitti e per di più insolenti” della sociologa e archeologa barese Rita Lopez, un libro edito da Florestano, un’operazione post-moderna di scrittura, una carrellata di cinquanta istantanee fotografiche dei miti classici più famosi. IN VENDITA SU FENICEBOOKSTORE.

di MARIELLA MEDEA SIVO

Da Apuleio a Mann, a Pasolini, la storia letteraria è piena di citazioni, parodie e riscritture dei miti. Rita Lopez, sociologa e archeologa barese, residente a Roma, ha voluto contribuire a questa rielaborazione, risemantizzazione, quotidianizzazione dei miti della cultura classica, da sempre patrimonio di idee, tradizioni, istituzioni religiose e sociali. Peccatori sconfitti è una operazione post-moderna di scrittura, una carrellata di cinquanta istantanee fotografiche dei miti classici più famosi, racconti acronici che abbracciano una serie di valori universali, di archetipi: amore, tradimento, fedeltà, onore, disobbedienza, lealtà, attesa… I miti avranno sempre qualcosa da insegnare, anche all’uomo contemporaneo, smarrito in uno spazio virtuale, digitalizzato, dove input pubblicitari, che appaiono come imperativi categorici volti all’acquisto compulsivo, si avvicendano senza sosta, lasciandolo confuso e alla ricerca di una identità forte e solida. In questi tempi di crisi e incertezze, la mitologia può rischiarare la via. Rita Lopez ci presenta un’epica del quotidiano di eccezionale valore. Un repertorio di topoi più che attuale, che già il filosofo tedesco Hans Blumenberg aveva mostrato come mutevoli nella forma, pur conservandosi in una cornice di eterna presenza, di continuità nel tempo e di indifferenza ai suoi effetti. Uno dei miti di grande e straordinaria attualità custodito tra le pagine del libro è quello di Antigone, che ci racconta le vicissitudini di questa ragazza che, contravvenendo alla legge, alle istituzioni, agli ordini, decide di dare degna sepoltura al fratello Polinice. “E non è Ilaria Cucchi, ad esempio, una moderna Antigone?”, si chiede l’Autrice. Un posto d’onore, in questa raccolta, è dedicato alle donne: trentadue racconti su cinquanta. Ritroveremo Calipso, la donna che accolse Ulisse scampato al vortice di Cariddi e che, secondo Omero, trattenne l’eroe per ben sette anni, offrendogli invano l’immortalità. La Lopez ci presenta una versione meno epica della vicenda: Calipso parla in prima persona e ci racconta un amore impari. “Calipso è stata solo una parentesi. Un’avventura da raccontare ai tuoi amici ubriachi di vino, davanti al fuoco, nelle sere d’inverno. Tu invece sei la ferita che non si rimarginerà più. La cicatrice indelebile. Il dolore mai più mitigato.” Stessa cosa per Didone, rappresentata come la donna follemente innamorata di Enea, ridotta a “sovrana succube della fragilità femminile, quella che la letteratura, da sempre, affibbia alle fanciulle sedotte e poi abbandonate”. Ma la Lopez ci ricorda che “nei racconti farciti per esaltare i potenti, hanno omesso di dire che tu, Didone, […] non avresti mai potuto incontrare Enea, le cui vicende, legate alla guerra di Troia, sono antecedenti di più di tre secoli”. Distorsione di una personalità femminile vincente, ma assoggettata alle esigenze di una letteratura celebrativa che doveva legittimare la dinastia Giulio-Claudia, come discendente dei fondatori comuni di Roma e Troia. Di grande impatto emotivo anche la rivisitazione del mito di Medea, “Medea la maga, Medea la strega, che amò Giasone proprio come una donna vera sa amare. Senza trucchi. Senza artifici”. Ma il giorno in cui Giasone la ripudiò per un’altra donna, nessuno si accorse del malessere profondo, dei segnali di aiuto camuffati dietro una quotidianità sempre più spenta, sempre più trascinata. Medea arriva ad uccidere i suoi bambini. “Ma come! Sembrava così normale! Era così tranquilla!”. Frasi che ci appaiono come deja-vù di conversazioni esperite nel presente. E Nikandre? La ribelle stanca di filare dritto, che trova il coraggio di dire no ad una vita predestinata e predefinita, al sogno confezionato da anni da sua madre, che, però, non coincide col suo. Nikandre che rivendica la libertà di fallire, forse l’unica libertà che ci sia concessa. Ed ancora il mito di Leda, braccata da un dio ricco e potente cui trova il coraggio di rifiutarsi. E poi Narciso, emblema moderno dell’egocentrismo caratterizzato sintomatologicamente da disempatia e selfiemania. James Hillman, psicanalista e filosofo statunitense, dice che la mitologia altro non è che la psicologia dell’antichità. I miti sono, quindi, racconti congetturali sugli esseri umani, sulle loro dinamiche relazionali. La Lopez ci offre una mitologia non immobile ed immutabile, ma un corpus di archetipi che si adegua all’evoluzione della cultura e dei costumi. Un ventaglio di temi che appartengono all’umanità nella sua totalità, al di là dello spazio geografico e del tempo storico, superando il giudizio che ne dette Platone, definendoli “chiacchiere da donnette”. La mitologia è la potenza della fantasia che si dispiega in libertà, è racconto, è parola dotata di valore pratico, capace di indurre effetti etici in chi la ascolta e di produrre azioni conseguenti. Peccatori sconfitti appare come un raffinato prodotto di ciò che diremmo storytelling, l’arte di raccontare storie, e non come un atteggiamento teso a valorizzare i classici come oggetto di curiosità archeologica o di erudizione. Lo stile è asciutto, sobrio, mai sopra le righe. Le frasi sono molto lineari, rendendo scorrevole la lettura. È semplicità narrativa la chiave di volta della scrittura di Rita Lopez, che rinuncia al vezzo dell’utilizzo dei termini greci, i quali pure avrebbero ragion d’essere; preferisce raccontare con ironia e indulgenza anche realtà molto dure. Si potrebbe dire “in punta di penna”. L’Autrice si fa sostenitrice del bisogno di epica dei sentimenti forti, dei valori. “Di un’epica che riempia d’intensità la nostra relazione con la vita intera”. Riuscire a far avvicinare i più giovani alla scoperta del mithos sarebbe per lei la soddisfazione più grande.

 

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