I NUOVI DESAPARECIDOS DEL ROMANZIERE CAMPAGNA

I NUOVI DESAPARECIDOS DEL ROMANZIERE CAMPAGNA

Recensione di Benedetta Borsani

Ne verrà tratta una pièce teatrale. Ne verrà fatta la traduzione in spagnolo. E sembra che arriverà anche il secondo capitolo. Queste sono le “conseguenze” del successo editoriale della nuova fatica di Gian Luca Campagna, “Il profumo dell’ultimo tango”, un romanzo giallo legato a doppio filo alla storia argentina che nella finzione letteraria costringe il lettore ad una riflessione civica. Come conferma lo stesso Campagna in un’intervista “Il fine è che la memoria è l’antidoto all’indifferenza e all’oblio”.

Ma veniamo alla trama: siamo ai giorni nostri e a Buenos Aires iniziano a scomparire dei bambini. La madre di uno di loro, Pablito, nonché ex fiamma dell’investigatore di origini italiane José Cavalcanti, lo contatta per aiutarla a ritrovarlo. Le indagini lo riporteranno così alle terribili vicende accadute nel giugno del 1978 quando mentre tutti erano “distratti” dai mondiali di calcio centinaia di giovani argentini desaperecieron.
E così narrazione fantastica e verità storica (i bambini sottratti alle famiglie, le torture imposte dal governo, i desaparecidos, i girotondi delle Madres e delle Abuelas attorno all’Obelisco di Plaza de Mayo, i voli della morte) iniziano a rispecchiarsi una nell’altra, in un paso doble inarrestabile, dando forma ad un gioco di specchi in cui  finzione e realtà si riflettono, confondendosi.
E sarà come ballare un tango. Il passo lo detterà l’autore, con il modo tutto suo di romanzare fantasia e realtà costringendo il lettore a fare i conti con una storia scomoda, ancora nascosta. Taciuta. Presente e passato si confondono, tanto che la finzione narrativa – grazie allo studio fatto direttamente sul posto da Gian Luca Campagna – a volte si traveste così bene da sembrare realtà.
Camminata, salida, molinete, colgada e volcada finale. Sì, alla fine “Il profumo dell’ultimo tango” diventerà parte di chi avrà la fortuna di leggerlo. E chissà mai che non possa contribuire a scrivere il finale ancora aperto di una delle più brutte pagine della storia argentina.

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