IL MIO INCONTRO D’AMORE CON ELISABETTA E CATERINA

IL MIO INCONTRO D’AMORE CON ELISABETTA E CATERINA

di Diego Zandel

 

Giornalista, scrittrice, traduttrice, Benedetta de Vito ha scritto un libro “C’ero una volta”, edito dalla Oltre Edizioni, che racconta il suo percorso spirituale intrapreso grazie all’incontro con le sante Elisabetta e Caterina. L’abbiamo intervistata.

Benedetta, in che modo pensi la sua lettura possa essere utile a chi si accosta ad esso?

Il mio piccolo libro è la storia della mia “conversione” che vuol dire ritorno. Un ritorno al Signore, da dove tutti veniamo. Ritorno vuol dire che, bimba, io ero già lì. Poi il mondo mi ha sballottata di qua e di là fino al giorno in cui ho avuto, per così dire, la mia sacra Pentecoste e poi dieci anni di preghiera e silenzio nella purificazione. Elisabetta, che aveva avuto un percorso simile al mio, mi ha preso per mano lungo il cammino. Caterina mi ha insegnato il coraggio e a scrivere lettere. Devo a lei la grazia di aver avuto un breve carteggio con Benedetto XVI, un Papa che amo. Le sue lettere, cinque, sono custodite in una scatola rosa e nel mio cuore. Penso che, nel mondo arido e senza Dio in cui ci ha precipitato la modernità, “C’ero una volta” possa essere una piccola oasi di acqua di vita e una speranza.

Senza voler fare una graduatoria che non ha senso, ma entrando nel merito delle loro figure e della loro storia, cosa distingue sante come Elisabetta e Caterina rispetto ad altre sante anche più famose?

Certo, tra i Santi non ci sono graduatorie: sono tutti uomini e donne di Dio, che vivono nella vera vita, dove regina è la Carità, cioè l’amore, e dove spira la brezza di Elia. Uomini e donne che hanno trovato, pur nella continua lotta spirituale, la pace del cuore. Nella libertà che è dono del Signore. Ogni Santo ha il suo carisma e ognuno di noi ha, per così dire, i “suoi santi in Paradiso” (non nel senso del mondo!). E’ nel silenzio del cuore che tutti possono udire la loro voce e scoprire le meraviglie che possono insegnare. Ho già scritto il seguito del mio libro, dedicandolo a Santa Marcella e a Santa Emerenziana, due sante romane, morte nei primi secoli della nostra era, che, per motivi differenti, sono venute a trovarmi e regalarmi le perle dei loro doni…

Il tuo può essere considerato anche un libro di meditazione?

Sì, in un certo senso. Per me, maestra è la semplicità. I miei piccoli-grandi viaggi per le strade di Roma, rincorrendo le due Sante, se insegnano qualcosa, è un metodo schietto di affrontare la geografia interiore e possono incuriosire i lettori spalancando una porta segreta sul misticismo. Ma non sono cose astratte, tutt’altro! L’ascesi e l’unione portano, dopo il lungo travaglio della Salita al Carmelo, una dolce disciplina dell’anima che dà i suoi frutti nel mondo. Santa Teresa d’Avila, dottore della Chiesa, diceva, ridendo (allegra com’era): “Dio cammina tra pentole e tegami!”.

Consiglieresti la lettura del tuo libro a un laico o a un credente di un’altra fede o, addirittura, a un ateo? E per quali motivi?

Molte persone, amici e conoscenti, atei e credenti, mi hanno scritto, felici di aver letto il libro perché regala un viaggio interiore che, per tutti, può essere illuminante. Una persona, in particolare, dopo averlo letto e avermi incontrata, è andata a confessarsi. Per me, il dono più grande. Una grazia

 

 

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