Il cielo sopra la musica. 1945: Anton Webern a Dresda. Un requiem per l’Europa

20.00


La guerra qui tra le montagne non arriva; solo, c’è quella nuvola nera di fuliggine tra la terra e il cielo: trattiene la luce, e quando piove sulla terra ci sentiamo le voci del rastrellamento, e gli echi di chi non si sarebbe rivisto più. I russi hanno sfondato il fronte da dieci settimane, giungendo a Vienna insieme agli americani. Da due direzioni diverse si sono scavati un cunicolo nel cuore dell’inferno, e la loro rabbia è la stessa da entrambi i poli della vendetta.

Casa Editrice : Florestano Edizioni

Description

Tra le macerie delle città tedesche, nell’aprile del 1945, un quartetto d’archi porta la musica di Schubert, La morte e la fanciulla, nei luoghi che hanno visto l’orrore dell’Olocausto, tra le rovine sventrate della Germania. Lo formano quattro giovani accomunati dall’aver studiato con allievi e amici di Anton Webern: il compositore di cristalli sonori alle soglie del silenzio, spettri di un mondo il cui collasso è presentito nel canto negato, impossibile redenzione di bellezza. Webern ha scritto molta musica piena di lirismo romantico, per poi dover ammettere la morte dell’Europa, stele nera di pause e frammenti brevissimi sottratti al nonsenso della storia. Insieme a Schubert, ora il Quartetto “Anton Webern” porta ai sopravvissuti dei bombardamenti e i testimoni della follia razziale l’ultima musica scritta dal compositore prima della sua rinuncia al bello in nome del vero: una pagina terminale non solo per la Germania, ma per l’intera Europa. Dai racconti e gli incontri dei quattro ragazzi, e dei loro maestri, emerge lentamente la figura di Webern, quei suoi ultimi anni di vita all’insegna di una contemplazione sempre più straniata, clastica, dell’Umanesimo agonizzante; fino alla sua morte poche settimane dopo la fine della guerra, per l’errore di un soldato delle forze di occupazione, o forse per la disperazione di dover sopravvivere al “mondo di ieri”, dove ogni artista era profeta di un mondo ideale. Infine, le due vicende parallele si incontrano nel segno dell’Europa postbellica sopravvissuta a se stessa: il “regno della quantità”, la reificazione dell’umana coscienza.