La carta di Prosdocimo, Claudio Cerruti

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Il romanzo inizia con ironia e con una bella invenzione, il diario del barista che dallo spazzino Prosdocimo finisce alla moglie, per poi, di palo in frasca e di chiappa in chiappa, arrivare nelle mani dell’autore, che lo tramuta in libro. Il barista racconta giorno per giorno, in ventisei giornate diverse, accadimenti del suo ordinario presente mescolati a storie del passato, che l’autore usa come pretesto per dipingere spaccati della società attuale e frammenti di storia contemporanea. In realtà i personaggi di Cerruti, il protagonista su tutti, sono vivi, vivissimi.

Vivi nelle loro debolezze, nelle scelte sbagliate che la vita ha dettato loro o che loro hanno dettato alla vita, nelle proprie delusioni e sofferenze. Insieme alla storia del piccolo barista ci restano dunque le storie dei personaggi che sono arrivati davanti al suo bancone, dove lui distribuisce caffè, distratto solo dall’eccitazione con cui spia il volteggiare tra i tavoli della collega che non lo ricambia neppure di uno sguardo. Scrivendo di sé il barista innamorato trascina infatti nel diario le molteplici esistenze, a volte assurde, a volte dolenti, a volte risibili, degli avventori.

Casa Editrice : Edizioni Draw Up

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Description

La carta di Prosdocimo è il rifacimento di un precedente libro dell’autore, dal titolo Diario di un barista accidentale.

Il romanzo inizia con ironia e con una bella invenzione, il diario del barista che dallo spazzino Prosdocimo finisce alla moglie, per poi, di palo in frasca e di chiappa in chiappa, arrivare nelle mani dell’autore, che lo tramuta in libro. Il barista racconta giorno per giorno, in ventisei giornate diverse, accadimenti del suo ordinario presente mescolati a storie del passato, che l’autore usa come pretesto per dipingere spaccati della società attuale e frammenti di storia contemporanea.

In realtà i personaggi di Cerruti, il protagonista su tutti, sono vivi, vivissimi. Vivi nelle loro debolezze, nelle scelte sbagliate che la vita ha dettato loro o che loro hanno dettato alla vita, nelle proprie delusioni e sofferenze. Insieme alla storia del piccolo barista ci restano dunque le storie dei personaggi che sono arrivati davanti al suo bancone, dove lui distribuisce caffè, distratto solo dall’eccitazione con cui spia il volteggiare tra i tavoli della collega che non lo ricambia neppure di uno sguardo. Scrivendo di sé il barista innamorato trascina infatti nel diario le molteplici esistenze, a volte assurde, a volte dolenti, a volte risibili, degli avventori.

Certo, non sono storie importanti, non sono storie di gente che ha cambiato il destino della terra, ma sono sempre vicende di noi che val la pena conoscere, almeno finché tutto ciò che ci circonda ha un senso. Poi, quando il sole sarà diventato una stella gigante rossa e avrà attirato a sé la nostra piccola terra, tutto sarà manifestamente irrilevante e svanirà in un pulviscolo dorato, disperso per inerzia nell’infinito. Allora non resterà più nulla di noi e, a quel punto, non c’importerà più niente neppure del barista e delle sue paturnie. Ma saranno passati più di cinque miliardi di anni e avremo avuto tutto il tempo di farcene una ragione.

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