PATRIZIA VIOLI SCRIVE UNA “BREVE STORIA DEL ROMANZO ROSA”

PATRIZIA VIOLI SCRIVE UNA “BREVE STORIA DEL ROMANZO ROSA”

Il romanzo d’amore che in Italia e nel mondo gode di una straordinaria fortuna è stato oggetto di una preziosa ricerca da parte di Patrizia Violi, uscita per i tipi di Graphe.it e in vendita su Fenicebookstore.it

Uno spettro si aggira per l’Europa, anzi per il mondo: quello del romanzo rosa. Due milioni e mezzo di copie all’anno, un popolo di lettori, in gran parte lettrici, collane diventate ormai storiche come gli Harmony, figlia italiana della casa editrice canadese Harlequin, oggi pubblicata da HarperCollins. Ma anche una lunga tradizione che in Italia ha visto i suoi albori con Carolina Invernizio, per poi affermarsi con i romanzi di Liala, Luciana Peverelli, Brunella Gasperini, e con oggi tante eredi come Anna Premoli e Silvia Montemurro, Elena Vesnaver e Mariangela Camocardi. Eppure, eppure, al contrario di altri generi, come ad esempio, i gialli, il romanzo rosa – come si chiama solo in Italia, in quanto considerato romanzo femminile – viene un po’ negletto dalla critica, tanto più quanto questa è paludata, mentre meriterebbe tanta attenzione. Come ha fatto Patrizia Violi, una giornalista che scrive, tra gli altri, per il supplemento La Lettura del Corriere della Sera, che ha scritto una “Breve storia della letteratura rosa”, edita da Graphe.it, una piccola casa editrice che vanta diversi titoli di ricerca letteraria (e non solo), in chiave molto divulgativa, che aiutano a capire alcuni fenomeni considerati minori: cito, ad esempio, “Breve storia della letteratura gialla” di Eleonora Carta, e una curiosissima “Breve storia del segnalibro”.

Ma torniamo al rosa. Diciamolo: è l’unico genere del quale si preferisce nascondere il fatto di leggerlo e il piacere che offre. Tant’è, scrive Patrizia Violi nel suo libro, è accaduto che con l’e-book si è ulteriormente diffusa la sua lettura. “L’avvento degli e-book” scrive la giornalista “è stato un toccasana per il rosa, le lettrici più appassionate possono comprare di più spendendo di meno, fare incetta di titoli nello spazio digitale dei loro device. E anche leggere un po’ clandestinamente sui loro tablet, senza temere le occhiate sferzanti di chi, magari sui mezzi pubblici, giudica con sufficienza e sarcasmo questo tipo di letture”. Sono pregiudizi, questi, che, almeno in chi ha a cuore la più ampia diffusione della lettura dei libri, non dovrebbero esistere, proprio in ragione del sempre più asfittico mercato di questi.

Certo, il romanzo rosa è come prigioniero di un suo format. “C’è sempre una lei, in cui le lettrici si identificano, che incontra un lui irresistibile” illustra Patrizia Violi “Capiscono, quasi subito, di essere fatti l’uno per l’altra, ma la trama prevede conflitti e ostacoli. Sarà necessaria una serie di colpi di scena, una lotta fra il bene e il male, per arrivare al tanto agognato lieto fine. Chi scrive un romanzo rosa stila un patto implicito con i lettori: l’epilogo sarà felice”.

Ma non è così anche per il giallo? Non inizia, questo, sempre con un delitto e finisce con, alla fine, la scoperta liberatoria di un colpevole? Eppure, in questo caso, sappiamo che esistono autori e autori, titoli che sono considerati ormai dei capolavori a fronte di altri considerati spazzatura. Ma questo vale per tutti i libri, nessuno escluso. Compresi quindi i romanzi rosa, che hanno visto affermarsi autori la cui fama è andata oltre gli amanti del genere. Abbiamo citato l’italiana Carolina Invernizio, ma più recentemente, l’inglese Barbara Cartland, i cui romanzi hanno battuto ogni record di vendita entrando nel Guiness dei primati, poi non scordiamo Giorgio Scerbanenco, straordinario maestro del giallo italiano, ma anche autore di non pochi romanzi rosa, e poi Sveva Casati Modignani, e ancora Helen Fielding con il suo popolarissimo “Il diario di Bridget Jones”; a non pochi lettori dirà molto anche Madeleine Sophie Townley, più conosciuta con il suo nome d’arte di Sophie Kinsella… e potremmo andare avanti con altri nomi i cui libri sono diventati patrimonio di lettura di tanti di noi. Perché nasconderlo? In questo senso, il libro di Patrizia Violi fa il punto oggi su un aspetto della produzione editoriale alla luce di quanto avvenuto nel mondo della letteratura rosa negli ultimi venti e trent’anni. Sul fenomeno infatti esistono per ora solo vecchi studi, quelli di Francesca Lazzarato e Valeria Moretti del 1981, di Eugenia Roccella del 1998 e uno di Laura Sughi “Evasione e conformismo nella letteratura rosa” del 1977, quando sul “rosa” esistevano ancora pregiudizi che oggi, in virtù di una crisi in genere della lettura, è bene superare. Leggere un libro, qualunque esso sia, è sempre una conquista.

Diego Zandel

Patrizia Violi, Breve storia della letteratura rosa, Gaphe.it, pag. 81, €. 8,00

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