SI PARTE VERSO LA VITA CHE CI ASPETTA

SI PARTE VERSO LA VITA CHE CI ASPETTA

INTERVISTA a Maggie van der Toorn, autrice del libro “Partenze”

a cura della Redazione

– Parliamo del tuo libro: cosa racconta e quali peculiarità lo contraddistinguono.

Salve a tutti! Il titolo del mio libro è “Partenze” edito da EDU (2016). Si tratta di una raccolta di racconti in cui i protagonisti affrontano una partenza che darà una svolta alle loro vite. Mi piace trattare temi sociali e attuali perché credo che la scrittura sia un mezzo di comunicazione efficace per tentare di far riflettere su alcune problematiche ed incomprensioni.

– Quale dei tuoi personaggi ti è più caro e perché?

Diciamo che ogni personaggio ha la sua caratteristica e pur essendo frutto di fantasia, hanno sempre un volto, un nome e una storia. Uno dei personaggi a cui sono più affezionata è la protagonista del racconto “Senza gatto”, una donna che ha perso la casa, il lavoro e tutto quello in cui credeva. E’ rimasta con un cioccolatino in tasca e un grande desiderio di partire. Proprio quando sta per lasciare il luogo in cui è nata trova un gattino e riscopre l’affetto e la gioia di vivere.

– Ambientazione, descrizioni, caratterizzazione dei personaggi: quali di questi elementi (o di altri, nel caso) costituisce la matrice più marcata della tua impronta stilistica?

Sono tutti strettamente collegati tra loro. L’ambiente è uno delle prime cose che viene descritto nei miei testi perché crea l’immagine e descrive il luogo in cui avviene la storia. Si può scrivere di un luogo sconosciuto, importante avere credibilità e essere coerente. Poi il personaggio fa il resto. E’ fondamentale renderlo reale, palpabile. Può essere simpatico o antipatico, vittima o carnefice, giovane o anziano, alto o basso, bello o brutto, ricco o povero. E’ questo il bello di essere scrittore/scrittrice, perché si inventa quello che non si può essere o avere. E’ un po’ una vita parallela che permette di realizzare meta irraggiungibili, non ci sono confini.

– Se esiste, a quale scrittore/scrittrice t’ispiri e/o senti più vicino/a?

Non si può essere uno scrittore se non si legge. E’ dalla lettura che nasce l’ispirazione, dal linguaggio e dallo stile. Leggo mediamente un libro a settimana, anche perché scrivo recensioni per il web magazine GEartis Cultura, di cui sono art director, e gestisco la rubrica Ex Libris. Mi piace lo stile diretto con un ritmo elevato, simile al mio, ma ovviamente sono una grande ammiratrice di Italo Calvino, Dacia Maraini e Natalia Gunzberg.

– La scrittura come strumento di catarsi: una verità o un abusato luogo comune?

Nel mio caso una verità nascosta. Mi spiego meglio. Non parlo direttamente di me stessa e della mia vita, non mi piace e credo che a nessuno importi. E’ interessante invece per il lettore identificarsi in un personaggio o in una storia. Per quello cerco di descrivere situazioni reali e riconoscibili. Tuttavia in ogni mio testo c’è tanto di me tra le righe, anche se racconto storie distanti dal mio modo di essere. Scrivere dona spazio e rende liberi. Un ottimo diversivo per mille problemi.

– Si dice spesso che tutto è stato già scritto, e probabilmente è così. Quali peculiarità, pertanto, deve possedere un/una romanzo/raccolta/silloge per differenziarsi all’interno del panorama editoriale italiano e dimostrare, se non unicità, una propria e spiccata originalità?

Certo che tutto è già stato scritto, ma ognuno racconta a modo suo, anche se si tratta dello stesso tema. E’ lì la differenza. Bisogna vedere oltre l’orizzonte e cercare la soluzione impensabile al finale, mai banale e mai scontato. Il ritmo è molto importante perché permette di vincere la noia, così come i colpi di scena. Spesso nemmeno noi autori sappiamo inizialmente dove ci porterà il racconto, è una sorpresa per tutti.

– Una riflessione generale sullo stato attuale dell’editoria in Italia.

C’è una domanda di riserva? A parte gli scherzi, penso sia un periodo di grande crisi per qualunque settore, per di più per l’editoria italiana, visto che in Italia ci sono più scrittori che lettori. Ci vuole coraggio fare l’editore in Italia, l’investimento è notevole e i rischi sono elevati. Tuttavia ci sono piccole e medi case editrici, come EDU per esempio che si differenziano per le loro iniziative e la qualità dei libri. Una realtà preziosa per tutto il mondo dell’editoria.

– Quali speranze si sono tramutate in fatti e quali altre, invece, in illusione?

Giuro che non ho capito la domanda. Comunque, se si parla di pubblicazioni posso dire che le mie speranze sono andate oltre ogni aspettativa. Non pensavo che i miei libri potessero vincere premi prestigiosi e darmi tanta gioia e notorietà. Se non si parte con delle aspettative elevate non ci saranno mai illusioni. La vita ci insegna che è meglio non illuderci, la verità sarebbe troppa amara.

– Qualcuno sostiene che si scrive per se stessi. Cosa ne pensi tu? Quanto, mentre scrivi, il tuo pensiero è rivolto ai futuri lettori?

Quando si scrive con l’intento di pubblicare un libro non si scrive per se stessi, ma si scrive per essere letti e perché si ha qualcosa da dire. Un diario si scrive per se stessi, e si rilegge a distanza di tempo. Un libro si scrive, si legge e si rilegge all’infinito, al punto di odiarlo.  Un libro diventa un prodotto e così deve essere considerato. Qualcosa che si crea per condividerlo con gli altri. Se scrivessi per me stessa non potrei pubblicare, ci sarebbero troppe parolacce e censure…

– L’annosa diatriba tra cartaceo ed eBook: qual è il tuo pensiero a riguardo?

Personalmente leggo entrambi i formati anche se preferisco il profumo della carta. L’ebook potrebbe essere la morte del cartaceo.

– Prossimi progetti editoriali?

Un romanzo a cui sto lavorando da quasi due anni. E’ finito, ma il lavoro più faticoso è la revisione prima di inviarlo alla casa editrice. Il problema è che siamo in continua evoluzione e le cose che abbiamo scritte un anno prima possono non piacerci più. Ecco perché ci vuole tanto tempo a revisionare tutto per poter dire con soddisfazione: Si va in stampa!

 

 

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