UGO MORETTI, STUPORI, INCANTI E CUORI INFRANTI

UGO MORETTI, STUPORI, INCANTI E CUORI INFRANTI

Lo scrittore, tornato in libreria con “Doppia morte al governo vecchio" uscito nei Gialli Oltre e in vendita su Fenice Bookstore, nei ricordi di una scrittrice che gli è stata amica.

 

di  Hilde Ponti

 

Scrivevamo sulla stessa rivista, Ugo e io, lui teneva una Rubrica di Spettacolo – la psicologia era curata da Emilio Servadio – io pubblicavo racconti: ho avuto quindi modo di conoscere parecchie armonie del suo animo, negli anni di frequentazione della sua casa-studio, abitavamo vicini, ai Parioli. Aveva fermenti di umanità, di cui solo i grandi sono dotati, Moretti dimostrò stima per me e per tanti giovani artisti. Pittori, scultori erano soliti consultarlo, discutendo con lui ogni evolvere del loro lavoro, insomma comuni esercizi quotidiani di meraviglia, testimoniati anche da Diego Zandel.

Non era mai solo Ugo Moretti, attorniato com’era dalla meglio gioventù creativa di ogni parte d’Italia. E lui, beandosi dell’impegno intellettuale che lo circondava, non smetteva di scrivere: apriva continuamente nuove pagine, parola dietro l’altra, battute con lo stesso ritmo alla sua Olivetti Lettera 22. Ora lavorava a uno sceneggiato radiofonico Rai, e la componente essenziale era costituita dall’imbastitura con la quale avrebbe preso le mosse un Giallo dei suoi (ben 12 erano gli pseudonimi da lui usati), abile e oliato com’era trovava soluzioni a ogni caso, portando a dama ciascuna pedina del suo scacchiere, in una settimana o poco più. Per poi mettere mano, a una nuova edizione, magari di: “Gente al Babuino”, uno spaccato di vita romana più volte adattato per svariate edizioni. Capace di tanta produzione, Ugo aveva il privilegio di scrivere con il rigore che l’ha sempre contraddistinto e, al contempo in sequenza, interessarsi all’Arte: Renato Guttuso, Renzo Vespignani, Ugo Attardi, Bruno Caruso, Alberto Sughi, etc., senza contare Alberto Burri un’amicizia condivisa con il grande poeta Emilio Villa, svariati i nostri viaggi insieme per recarci a Città di Castello.

Ugo Moretti però non ha mai trascurato quelli che riteneva promesse dell’arte, una straordinaria colonia a cui dare vitalità con orgoglio: seguiva stupori e lo incantavano le ricerche pittoriche. Ritagliava il suo tempo per l’arte figurativa: essendo nelle sue corde le dedicava una porzione di vita. Centinaia sono i giovani pittori che hanno condiviso i perimetri di Ugo Moretti, per loro ha scritto, firmato presentazioni di esposizioni.

Non ci si deve dimenticare del Moretti giornalista, documentato e puntuale. Ha siglato pure pezzi memorabili di giornalismo sportivo, secco, descrittivo, Hemingwayano, al “Corriere dello Sport” – direzione Antonio Ghirelli.

Sarebbe un’irriverenza macroscopica non ricordare due cose, i suoi gatti rossi e un po’ tonti, e le donne che hanno accompagnato la sua vita di scrittore. Tante le creature sposate ogni volta, amate intensamente fino al prossimo innamoramento. Ma pur con il cuore infranto, le sue donne alla fin fine l’hanno sempre perdonato, nonostante che per non sbagliarsi – ma questa è una battuta di Milena Milani – Ugo le chiamava tutte: “Ninni!”. Per smentire, un esempio: nonostante l’abbandono, l’adorata Miki  vestì la mamma di Ugo, per il suo ultimo viaggio con l’unica pelliccia che possedeva.  Molto della sua creatività, Ugo Moretti l’ha dedicata proprio ai suoi amori e a quella splendida energia che gli hanno trasmesso.

La vita di Ugo è stata costellata di meraviglie, qualcosa di supremo, lo testimonia pure la riedizione di: “Doppia morte al Governo Vecchio”, emblema straordinario della sua scrittura, un giallo architettato con visione lucida e matura dei fatti, una lezione efficace in ogni discorso, tanto da essere ripreso paro paro dalla cinematografia, un film con un cast d’eccezione, da Marcello Mastroianni a Peter Ustinov, e una splendida Ursula Andress. Insomma, una riedizione azzeccata, comprovata dal successo, densa di investigazioni nei vari orizzonti, un giallo di gran classe in tutti i sensi, Ugo Moretti ebbe a confidarmi la simpatia che provava per il protagonista, a cui si era ispirato, il principe Vittorio Massimo, un uomo che sapeva mordere la vita, proprio come Ugo, afferrandola con grande intraprendenza, quasi come fosse un esercizio quotidiano di meraviglia.

Hilde Ponti

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