UN VESTITO ROSSO TINTO DI NOIR

UN VESTITO ROSSO TINTO DI NOIR

Intervista a Martina Collu, autrice del romanzo noir Il vestito rosso della contessa

 

di Vic Menara

 

Il vestito rosso della contessa. Titolo accattivante per un romanzo che…?

Per un romanzo che segue il filo illogico dei pensieri. Il pensiero non nasce e non si sviluppa logicamente nella mente delle persone, non bastano le parole ad assegnare una forma ai pensieri e molto spesso ciò che a prima vista può apparire sensato perde valore con il ragionamento. Il vestito rosso della contessa non è altro che la perdita della propria coscienza dietro un colore proibito, la messa in discussione di valori conosciuti e megalitici come la famiglia e l’amicizia in virtù della ricerca del sé, che può concludersi col riconoscimento in un volto conosciuto e nella gratificazione, o sfiorire nell’esatto opposto.


Quali impulsi ti hanno avvicinato e continuano a tenerti vicina alla scrittura?

La necessità di ricordare eventi quotidiani, o insoliti ed eccezionali, l’urgenza di esprimere desideri e di chiudere gli occhi e ritrovare tutto sulla carta anche dopo anni. Scrivo da quando tenere un diario mi faceva compagnia da bambina, e solo recentemente ho sognato di regalare un pubblico alle mie storie. Sono anche un’avida lettrice, amo la letteratura, e provo a diffondere quest’amore nelle scuole, insegnando a non temere gli ostacoli della vita. Ecco perché credo che scrivere, ricordando o inventando, sia un ottimo esercizio per conoscere se stessi, in una costante ricerca della serenità.


Il giallo/thriller. Quali ragioni ti hanno spinto in questa direzione letteraria?

Il bello della letteratura è che, in questo mare di generi e sottogeneri, è sempre possibile crearne di nuovi. Mi piace pensare che Il vestito rosso della contessa non sia né un giallo né un thriller, e che nella sua somiglianza al noir, piuttosto, sia in grado di dare vita a un genere che non faccia della suspense l’unico punto di forza ma, insieme all’introspezione e all’attenzione per le inquietudini di ognuno dei personaggi, sposti l’interesse verso un tipo di lettura più analitica e profonda. Verso le inquietudini, il disagio e la psicologia mi spingono le mie esperienze, che si legano al vissuto altrui, per me mondo inesplorato ed estremamente interessante.


Come si pone questo romanzo all’interno delle tue aspettative, nel percorso letterario e creativo di Martina Collu?

Nutro la speranza che per genere, tematiche e struttura narrativa Il vestito rosso della contessa possa esordire come un modesto esempio del cosiddetto noir mediterraneo al femminile, considerando che nel nostro Paese sono ancora poche le autrici che decidono di misurarsi con questo genere letterario.


Per quali ragioni sentiresti di consigliare al lettore Il vestito rosso della contessa?

Ne consiglio la lettura non solo agli amanti del noir, ma anche a chi apprezza le molteplici sfumature che la mente umana è in grado di proiettare. Le vicende del romanzo alternano umorismo sprezzante a intensi momenti d’inquietudine, i brividi dei colpi di scena si succedono a brevi sprazzi di romanticismo corrotto dall’ossessione, di luce calda dopo le piogge primaverili, ai repentini mutamenti climatici e agli sbalzi d’umore della misteriosa Siviglia. Cattedrali gotiche e penitenti, teatri fatiscenti e vigne assolate, numeri imprecisi, volti che scompaiono e riappaiono sugli specchi, sulla superficie bagnata di una mente insoddisfatta. Una città che non si accontenta di essere l’ambientazione del romanzo ma pretende un ruolo da protagonista, così eccentrica ed enigmatica, capace d’interrompere il normale corso del quotidiano per lasciar sfilare, una dietro l’altra, le processioni della lunghissima Semana Santa, o d’indugiare morbosamente sul sangue versato nelle arene. Sento di poter consigliare Il vestito rosso della contessa a un ampio pubblico di lettori e lettrici, dagli studenti universitari in perenne vacanza durante l’Erasmus agli uomini e le donne non più giovanissimi, che si confrontano con l’aspetto che ha assunto nel tempo la loro vita; dai credenti ai creativi, dagli educati agli sfrontati, dai genitori ai figli di qualsiasi età, poiché chiunque, almeno una volta nella vita, ha seguito il colore proibito di un’ossessione.

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